

"Se nessuno ci avesse mai toccato, saremmo infermi. Se nessuno ci avesse mai parlato, saremmo muti. Se nessuno ci avesse mai sorriso e
guardato saremmo ciechi. Se nessuno ci avesse mai amato, non saremmo persone.".1
La pratica psicomotoria nell’area dell’Aiuto si occupa del bambino in difficoltà. Lo psicomotricista attraverso l’osservazione
e soprattutto l’interazione nel gioco cerca di individuare il senso del suo comportamento e di ripristinare un equilibrio nell’espressività
motoria. Ascoltare, accogliere, riconoscere sono modalità relazionali che favoriscono nel bambino l’emergere di un potenziale creativo e simbolico proprio.
Il tipo d’intervento proposto non mira a curare direttamente il sintomo, ma “si prende cura della persona” nella sua globalità.
Il sintomo più o meno grave è la manifestazione di un disagio che può essere risolto a livello rieducativo. L’evoluzione è
seguita sia dal genitore che dal medico, dall’insegnante, in un’ottica di costruzione di un ambiente favorevole, attento e disponibile al cambiamento
del bambino. Questo aiuto più specifico si può rivolgere al bambino individualmente o ad un gruppo di bambini, da un minimo di due ad un massimo
di cinque. I bambini in difficoltà sono fragili nelle aree della comunicazione e nella decentrazione tonico-emozionale, sono sempre in preda alle
emozioni e all’impossibilità di poterle trasformare, questo stato di tensione genera sfiducia e confusione sia nel bambino che nell’ambiente
educativo .
L’aiuto psicomotorio si rivolge ai bambini che sono stati segnalati dalla scuola, dal pediatra, dal neuropsichiatria, dai genitori e in genere per
le seguenti manifestazioni:
La terapia psicomotoria s’inserisce sull’espressività motoria del bambino e lo aiuta ad ampliare il
suo campo d’azione; per questo motivo è considerata come una terapia dell’azione.
Di fronte ad una segnalazione lo psicomotricista incontra i genitori, osserva il bambino e restituisce loro la sintesi dei dati raccolti
e l’eventuale intervento da proporre.
Il periodo di una terapia varia a seconda dei casi e viene costantemente monitorato con la collaborazione dei genitori.
1 Mendel Gerard, Aucouturier B. (1999) "Qu’est-ce qui fait courir l’efant ?" Université Catholique de Louvain la Neuve, Belgique, (trad. it. .... i bambini si muovono in fretta, Csifra, Bologna, 2003).