
Oggi sono una psicomotricista, interessata ad approfondire questa nuova scienza umanistica; mi occupo, attraverso l’osservazione e un’attenta attitudine, della maturazione psicologica del bambino e in senso lato dell’individuo nel suo ambiente. Siamo il risultato dei nostri desideri, ma anche del desiderio degli altri (genitori, familiari, insegnanti); siamo il risultato delle possibilità che ci sono state offerte e di quelle che abbiamo voluto prendere.
Dopo le scuole superiori il mio interesse per il movimento e lo sport mi aveva condotto a prepararmi fisicamente e teoricamente alle prove d’ingresso dell’ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica) di Milano. La selezione non mi permise di entrare, ma per fortuna, perché nel frattempo compresi che il mio interesse non riguardava la prestazione fisica del corpo, ma la motivazione che la persona sente nel muoversi in un certo modo piuttosto che in un altro e la relazione tra motivazione e risultato nell’atto finale.
Per mantenermi negli studi ho lavorato part-time come aiuto ai bambini in difficoltà di apprendimento con ripetizioni di matematica e d’italiano; poi lavorai come impiegata negli studi contabili di paghe e contributi : preparare lo stipendio di un lavoratore, seguirne l‘iter fiscale, mi rese meno ideologica nei confronti dei miei studi e più pratica di fronte ai problemi reali delle famiglie. Nel frattempo nell’ambito scolastico ho potuto fare diverse esperienze: supplente come insegnante di scuola elementare, istruttore di minibasket, educatrice per il pre-scuola e ho compreso che l’ambito del mio lavoro sarebbe stato quello educativo e principalmente la relazione adulto e bambino. Una possibilità di supplenza presso l’istituto dei Martinitt definì la mia direzione teorica e pratica interessandomi ai comportamenti deviati dei bambini in difficoltà in rapporto al loro ambito familiare. Provai a frequentare una scuola di educatore e di assistente sociale, ma le sentivo poco esaurienti. Cominciai a leggere testi sulla psicomotricità e decisi di iscrivermi ad un corso dell’Università Cattolica di Milano, il Cirep dove insegnava il prof. Mario Groppo. Il suo orientamento era prettamente d’aiuto ai bambini portatori di handicap e mancava dell’aspetto educativo e sociale che m’interessava. Lui stesso m’indicò di proseguire gli studi in una scuola del prof. Bernard Aucouturier, un fondatore della psicomotricità, e tuttora permane il mio interesse e la mia partecipazione al gruppo internazionale degli psicomotricisti di questa linea di pensiero nell’associazione di scuole di riferimento.
Le mie esperienze lavorative, per vicende personali, mi portarono in un altro ambito, non così svincolato dalla cura alla persona, quello odontoiatrico. Approfondì le tematiche legate alla dimensione psicologica dell’oralità e alle sue ripercussioni fisiche-meccaniche nel resto del corpo: dolore/fiducia nell’Altro, cura/fiducia in sé, masticazione/struttura scheletrica. Ho letto testi interessanti specifici, di psicanalisi, miscropsicanalisi, riguardanti la sfera inconscia e fantasmatica che ruota intorno alla poltrona del dentista e al manufatto della protesi odontoiatrica. Tutta la dimensione dell’immagine di sé sembra trovare una forte importanza per molti nella parte del corpo della bocca. Anche in questo lavoro ciò che cercavo era il nesso tra l’azione, la relazione, la cura e la trasformazione. La possibilità di lavorare da lunedì a domenica, mi consentì di terminare i miei studi di psicomotricista. La scuola triennale richiedeva la frequenza obbligatoria durante i tirocini settimanali, le lezioni teoriche serali, la formazione personale e i seminari nei week-end.
Terminati gli studi potei pensare di dedicarmi a dei figli miei nel migliore dei modi come tutte le donne. Ebbi dunque un’ulteriore spinta a comprendere la maturazione psicologica del bambino e dell’adulto nella funzione di genitore. La mia continua ricerca mi portò a preferire il parto in acqua, ad allontanarmi dalla città e dal suo isolamento che porta le donne alla depressione, ad essere più critica rispetto alle scelte pediatriche vigenti e a cercare di comprendere cosa succede nella coppia quando arrivano due figli a due anni di distanza e a quale rimescolamento di tradizioni educative bisogna assistere e cercare di cambiare. Mi avvicinai per i temi dell’allattamento e dell’accudimento alla Leche League Inernational alla quale devo molto per il grado di umanità e comprensione che si stabiliva all’interno dei gruppi madre, padre, neonato. Stavo costruendo con mio marito una famiglia, dei legami, con tutta la responsabilità che questo comporta.
Senza abbandonare il lavoro di odontotecnica, cominciai a lavorare nel privato con progetti di educazione e di aiuto psicomotorio e prevalse quest’ultima professione per la quale continuavo a studiare. Oggi lavoro a tempo pieno come psicomotricista per i bambini e per gli adulti, il mio interesse è quello di diffondere questa pratica il più possibile, adeguando la metodologia agli ambiti di applicazione. Sono convinta che la pratica psicomotoria, così come è stata concepita, può concorrere alla salute e al benessere della persona nella sua globalità.
Il mio aggiornamento, ovviamente costante, mi ha condotto ad essere al quarto anno di aspirante Formatrice presso un’associazione di scuole di formazione per psicomotricisti con sede a Bruxelles e a parificare i miei studi presso l’Università Bicocca di Milano nella facoltà di Medicina e Chirurgia con la Laurea di Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva.
Scrivere Chi sono mi ha portato a riflettere sulle mie scelte compiute finora e a considerare ancora una volta che l’aspetto professionale non è svincolato dalla dimensione affettiva, continuare nella ricerca di nessi e collegamenti personali e sociali sarà sempre un piacere e un dovere verso dì me e verso gli altri.